SBT, Incontro con Dan Hurlin


Feb ’14
16
17:30

Evento speciale organizzato dalla Fondazione Libero Bizzarri in collaborazione con l’ass. cult. ArteContemporaneaPicena

Proiezione di Puppet (David Soll 2010, documentario, 74 min.)
preceduta dalla conversazione con
Dan Hurlin, Giorgio Vasta, Christian Caliandro

Domenica 16 febbraio, San Benedetto del Tronto, ore 17.30
Sala Smeraldo – Hotel Calabresi, Piazza Giorgini

 La Fondazione Libero Bizzarri di San Benedetto del Tronto, in collaborazione con l’associazione culturale ArteContemporaneaPicena di Ascoli Piceno, è lieta di annunciare l’evento speciale interamente dedicato all’arte dell’autore e performerDan Hurlin, che si terrà domenica 16 febbraio alle ore 17.30 a San Benedetto del Tronto presso la Sala Smeraldo dell’Hotel Calabresi (piazza Giorgini). Per tre anni, il regista David Soll ha seguito Hurlin nello sviluppo dello spettacolo Disfarmer (2009), catturandone l’intero processo creativo – dalla ricerca alla costruzione dei materiali fino al debutto. La proiezione del documentario sarà preceduta da una conversazione tra l’artista, lo scrittore Giorgio Vasta e lo storico dell’arte Christian Caliandro, curatore dell’evento.

Disfarmer (2009), spettacolo di marionette ispirato alla vita del ritrattista fotografico americano Mike Disfarmer (1884–1959), ha debuttato al St. Ann’s Warehouse di Brooklyn, New York, e successivamente in varie città americane. Il vero nome di Disfarmer era Mike Meyer: dopo aver passato la prima parte della sua vita in una piccola comunità agricola dell’ Arkansas, egli inventò un nuovo personaggio per se stesso. Costruì dunque una nuova identità, quella di Disfarmer, per distanziarsi dalla sua famiglia e dalla propria comunità agricola: “Meyer” significa infatti “contadino” in tedesco (come “farmer” in inglese), “dis” significa “non”. Attraverso la Grande Depressione, il Disfarmer Studio di Heber Springs, Arkansas era l’unico studio fotografico per miglia e miglia, e scattare il proprio ritratto un sabato sera lì era la cosa giusta. Disfarmer usò la fotografia su vetro fino agli anni Quaranta, quando ormai era divenuta una tecnica obsoleta: quando i suoi ritratti furono riscoperti nel 1974, vent’anni dopo la sua morte, fu grande la sorpresa per la sapienza compositiva e l’empatia palpabile con cui questi soggetti erano stati catturati. Ritratti dell’America rurale, di un luogo duro e di un tempo difficile, resi però con grande con dolcezza e affetto.

Come ha scritto Ronnie Scheib su Variety: “I parallelismi tra il fotografo Disfarmer e il marionettista Hurlin si moltiplicano man mano che la paranoia di Disfarmer rispecchia quella del suo creatore: entrambe le figure sono infatti minacciate dalla scomparsa dell’artista e del suo medium, sia esso la fotografia o lo spettacolo d’avanguardia con marionette.”

Dan Hurlin, artista, performer e autore, ha ricevuto nel 1990 il premio Village Voice OBIE per il suo adattamento di A Cool Million di Nathanael West, e la sua suite di pièce per marionette Everyday Uses for Sight Nos. 3 & 7 (2000) ha vinto nel 2001 il premio New York Dance and Performance. Per Quintland (1992) la scultrice Donna Dennis ha vinto il premio New York Dance and Performance per il visual design, e nel 1998 Hurlin è stato nominato per il premio American Theater Wing Design per la pièce The Shoulder (musica di Dan Moses Schreier). Altre opere di performance includono: No(thing so powerful as) Truth (1995); Constance and Ferdinand (1991, con Victoria Marks); The Jazz Section (1989, con Dan Froot); The Day the Ketchup Turned Blue (1997), tratto dal racconto di John C. Russell, Who’s Hungry / West Hollywood (2008, con Dan Froot). La sua pièce per marionette Hiroshima Maiden (2004) ha debuttato al St. Ann’s Warehouse e ha vinto una citazione di eccellenza UNIMA (Union International de la Marionette). Di recente ha completato Disfarmer (2009), Who’s Hungry? / Santa Monica (2012, con Dan Froot) che ha debuttato allo spazio Highways Performance di Santa Monica in California, e Double Aspect Bright and Fair (2012) di Erik Ehn, che ha debuttato a LaMama. Come performer ha lavorato con Ping Chong, Janie Geiser, Annie B. Parson & Paul Lazar, Jeffrey M. Jones, e diretto lavori di Lisa Kron, Holly Hughes, Dan Froot e John C. Russell tra gli altri. Ha ricevuto fellowship da: MacDowell Colony, National Endowment for the Arts, New Hampshire State Council on the Arts, New York Foundation for the Arts, Creative Capital, e ha ricevuto supporto dal National Endowment for the Arts e Rockfeller MAP fund. Dan ha insegnato presso le facoltà di Bowdoin, Bennington e Barnard College, Princeton University; è attualmente Direttore del Graduate Program in Teatro presso il Sarah Lawrence College, dove insegna composizione di danza e marionettismo. È stato anche direttore del Puppet Lab al St. Ann’s Warehouse per nove anni, membro del board della Jim Henson Foundation, ed è attualmente membro del board della MacDowell Colony. Ha ricevuto una John Simon Guggenheim fellowship in Coreografia (2002), un Alpert Award in the Arts (2004), una United States Artists Prudential Fellowship (2009) in Teatro e il Jesse Howard, Jr. Rome Prize (2013-’14) in arti visive presso l’American Academy in Rome, dove è attualmente artista in residenza.

Giorgio Vasta ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, pubblicato o in corso di pubblicazione in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Inghilterra, selezionato al Premio Strega 2009, finalista al Premio Dessì, al Premio Berto e al Premio Dedalus), Spaesamento (Laterza 2010, finalista al Premio Bergamo, in corso di pubblicazione in Francia), Presente (Einaudi 2012, con Andrea Bajiani, Michela Murgia, Paolo Nori). Ha curato diverse antologie tra le quali, sempre per minimum fax, Anteprima nazionale. Nove visioni del nostro futuro invisibile (2009). Collabora con la Repubblica, con il Sole 24 Ore e con il manifesto, e scrive sul blog letterario minima&moralia. Ha scritto con Emma Dante la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013), in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.È attualmente Italian Affiliated Fellow in Letteratura presso l’American Academy in Rome.

Christian Caliandro è storico dell’arte contemporanea e studioso di Cultural Studies; è inoltre esperto di politiche culturali. Insegna “Media e narrative urbane” presso l’Università IULM di Milano. Ha pubblicato La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-1983 (Mondadori Electa 2008), Italia Reloaded. Ripartire con la cultura (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e Italia Revolution. Rinascere con la cultura (Bompiani 2013). Sulla rivista di arte contemporanea “Artribune” cura le rubriche Inpratica e Cinema. Collabora inoltre con “alfabeta2”, “minima&moralia”, “doppiozero”. Ha curato numerose mostre personali (tra cui quelle di Michael Bevilacqua, Pesce Khete, Ward Shelley, Nina Surel) e collettive, tra cui The Idea of Realism // L’idea del realismo (2013) e Concrete Ghost // Fantasma concreto (2014) all’interno del progetto Cinque Mostre presso l’American Academy in Rome.

 

 

 

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