Mostra – Andrea Tarli. Fin qui tutto bene


Dec
16
17:30

ANDREA TARLI
FIN QUI TUTTO BENE

L’associazione Arte Contemporanea Picena è lieta di presentare “Fin qui tutto bene”, la mostra dell’artista Andrea Tarli.
Nato ad Ascoli Piceno nel 1973, risiede tra l’Italia ed il Portogallo.
Il titolo della mostra, “Fin qui tutto bene” ispirato ad una celebre frase del film L’Odio, ci introduce nell’universo multidisciplinare dell’artista dove street art, cinema, pittura e scultura s’intrecciano con gli aspetti sociali del mondo dando vita ad una pittura sospesa.

Andrea Tarli presenta alla galleria Cantiere di Ascoli Piceno, oltre trenta opere organizzate in tre percorsi:
il primo, composto da circa 20 progetti, ci avvicina al suo mondo di street artist, con una selezione di disegni, bozzetti, idee, foto attraverso le quali sembra di immergersi nella mente e nello studio dell’artista.
L’allestimento, come in una mappa mentale, accosta opere di arte urbana realizzate in Italia e all’estero, ad altre opere private di grande formato che si susseguono per colore o distanza spaziale.

Tredici tele per il secondo percorso, tutte opere concepite nel 2017 a Lisbona.
Il tema della pittura, mai semplice, s’intreccia al suo supporto fatto di tele usate, ridipinte e distrutte in una lotta tra il nuovo e il vecchio che non vuole morire.
Inquadrature, tagli d’immagine ricercati tra prospettive forzate di palazzi e volti, corpi piegati con gesti che sembrano riecheggiare il manierismo, personaggi soli e titanici, in un contesto fatto di palazzi e periferie di grande suggestione. Tarli fa emergere una nuova bellezza da quelle periferie che soltanto i “giganti” frequentano, una sorta di metafisica fatta non più di colori e manichini alla De Chirico ma di corpi e immagini reali.
Su tutto, emerge la luce, grande protagonista delle ultime opere dell’artista.

In questa mostra Tarli si sofferma su alcuni temi storici di grande rilevanza.
Cosa sarebbe successo se delle “divinità” avessero protetto le torri gemelle dallo schianto degli aerei? Siamo sicuri che l’uomo di piazza Tienanmen fosse solo?
Temi a contrasto si susseguono, aerei da guerra ammassati insieme al più famoso Enola Gay vengono colorati con i simboli della pace e dell’amore.
Le opere in mostra sembrano svilupparsi quasi in una sorta di staffetta in cui ogni dipinto rafforza e potenzia il messaggio dell’altro.

Le sculture aprono il terzo percorso.
Tre sculture che come ready-made, prendono in prestito modellini fabbricati industrialmente, sui quali l’artista dipinge, cambia loro il contesto.
In Tarli è sempre la pittura che vince e si fa scultura, ogni tela viene colorata a favore di un mimetismo che fa sì che carri armati diventino oro passando sopra i lingotti della Federal Reserve ed aerei da guerra si vestano con colori e disegni del flower power.
L’intera esposizione è strettamente correlata ed i tre percorsi s’intrecciano con il titolo della mostra, “Fin qui tutto bene”, quasi a suggerici una via d’uscita: abbiamo ancora l’arte che cambia i colori della nostra percezione del reale, abbiamo l’immaginazione che ci apre alle mille interpretazioni della mente di un artista complicato che lascia a noi la libertà di perderci nei sofisticati ed intricati messaggi delle sue opere, come a dirci, tutto è ancora possibile perché “il problema non è la caduta ma, l’atterraggio”.

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