PRIMA EDIZIONE PREMIO OSVALDO LICINI BY FAINPLAST
SCELTI I QUATTRO ARTISTI FINALISTI
Luca Bertolo, Francesco Lauretta, Marco Neri e Nicola Samorì
L’Associazione Arte Contemporanea Picena rende noti i nomi dei quattro artisti finalisti della prima edizione del Premio Osvaldo Licini by Fainplast. La rosa di nomi è composta da Luca Bertolo, Francesco Lauretta, Marco Neri e Nicola Samorì, tutti artisti che vantano una produzione di altissimo livello, con presenze in alcune importanti collezioni pubbliche e private, nonché rilevanti partecipazioni a prestigiose esposizioni.
Alla selezione dei finalisti del premio ha contribuito un pool di esperti del mondo dell’arte contemporanea composto da Lorenzo Balbi, Matteo Binci, Andrea Bruciati, Christian Caliandro, Daniele Capra, Teresa Carnevale, Simone Ciglia, Antonio Michele Coppola, Oscar Damiani, Giacinto Di Pietrantonio, Costantino D’Orazio, Davide Ferri, Giuseppe Frangi, Raffaele Gavarro, Giulia Gjaume, Antonio Grulli, Roberto Lacarbonara, Osvaldo Menegaz, Santa Nastro, Umberto Palestini, Giacomo Pigliapoco, Ludovico Pratesi, Ivan Quaroni, Silvia Salvati, Marco Senaldi, Daniela Simoni, Vincenzo Tini D’Ignazio, Luca Tomassoni, Riccardo Tonti Bandini, Giorgio Valentini, Carlo Vanoni.
Nei prossimi mesi verrà decretato il vincitore della Prima Edizione del Premio Osvaldo Licini by Fainplast che, oltre ad ottenere un compenso in denaro, avrà l’opportunità di vedere realizzata una sua personale, dopo un periodo di residenza, a cura di Alessandro Zechini, con relativo catalogo, nei suggestivi spazi della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno.
Ad organizzare, curare e coordinare il Premio Osvaldo Licini by Fainplast è l’Associazione Arte Contemporanea Picena che, sin dalla sua costituzione, nel 2007, si è impegnata nella realizzazione di progetti culturali, di respiro nazionale e internazionale, per lo più legati al mondo dell’arte contemporanea al fine di ampliare l’offerta del territorio di riferimento e contribuire a collocare Ascoli Piceno al centro del dibattito artistico corrente.
Dopo anni di intenso lavoro, numerose esposizioni e un anno complicato per via della pandemia, che ha generato il blocco totale di tutte le attività culturali in presenza, l’Associazione riparte con programma articolato di mostre e soprattutto con un premio dedicato a Osvaldo Licini, uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana del XX secolo, con capolavori conservati in prestigiose raccolte pubbliche e private e che ad Ascoli Piceno ha la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea a lui intitolata.
L’Associazione Arte contemporanea Picena, in collaborazione con il Comune di Ascoli Piceno e grazie al sostegno di Fainplast – azienda di Ascoli Piceno specializzata in compound, sponsor unico del Premio – ha già avviato da tempo i lavori, avvalendosi dell’ausilio di un nutrito parterre di professionisti e specialisti del mondo dell’arte, nonché di direttori di prestigiosi musei e curatori di chiara fama, con l’obiettivo di far emergere dei giovani talenti o di dare un riconoscimento ad un artista già affermato.
Grande soddisfazione ha espresso Roberta Faraotti che, insieme al fratello Daniele e al padre Battista è alla guida dell’azienda Fainplast. L’imprenditrice, infatti, appassionata d’arte, ha subito raccolto l’invito a sostenere la Prima Edizione del premio con l’auspicio, come lei stessa ha dichiarato, che possa crescere nel tempo, diventare un appuntamento importante a livello nazionale per la pittura contemporanea italiana e contribuire alla sfida della candidatura di Ascoli Piceno a Città della Cultura 2024.
Allo stesso modo anche dal Sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, che ha voluto rimarcare l’importanza del Premio Osvaldo Licini by Fainplast e la volontà del capoluogo ascolano di essere un punto di riferimento anche per l’arte contemporanea, oltre all’importante patrimonio storico-artistico conservato nei musei del territorio che, di anno in anno, richiama molti visitatori italiani e stranieri.
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Ufficio stampa | Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communincation
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Luca Bertolo ha studiato informatica all’università Statale di Milano e poi pittura all’Accademia di Brera, dove si è diplomato nel 1998. Ha vissuto a São Paulo, Londra, Berlino, Vienna e, dal 2005, in un paese montano delle Alpi Apuane. Ha partecipato a mostre in spazi pubblici e privati tra cui MART, Rovereto; MAN, Nuoro; Fondazione del Monte; Bologna; MAGA, Gallarate; Fondazione Prada, Milano; GAM, Torino, GNAM, Roma; Centro Pecci, Prato; Nomas Foundation, Roma; 176/Zabludowicz Collection, Londra; MACRO, Roma; Kettle’s Yard, Cambridge; e in gallerie private, tra cui SpazioA, Pistoia; Arcade, Londra/Bruxelles; Marc Foxx, Los Angeles; Galerie Perrotin, Parigi; Galerie Tatjana Pieters, Gent; The Goma, Madrid; Galeria 3+1, Lisbona; Pierogi Gallery, New York, Aalst Netwerk, Aalst. Suoi articoli sono apparsi su varie riviste e blogs, parzialmente raccolti nel libro I baffi del bambino. Scritti sull’arte e sugli artisti, Quodlibet, 2018. Attualmente insegna pittura all’Accademia di Belle Arti di Carrara.
Francesco Lauretta dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova e una tesi su James Lee Byars si trasferisce a Torino. Qui comincia ad esporre opere monumentali, bianche sculture che rasentano il minimalismo ma evocative di un certo spirito barocco e narrative, olfattive: utilizza petali di sapone verde o petali di rosa nera che deposita su cassetti che destabilizzano elementi riconoscibili, d’uso comune, come un sofà, un piedistallo, quadro. Sperimenta l’installazione, la performance, il video e dal 2003 comincia a lavorare per una ridefinizione della pittura come linguaggio e su quella del pittore come condizione esistenziale, esplorando le tecniche, i processi, gli esiti formali, le deviazioni, i limiti e i possibili fallimenti. Dal 2010 è al lavoro su “I racconti funesti”, una serie di allegorie in cui esercita la scrittura come strumento per la comprensione della sua ricerca. Recentemente ha dato inizio ad un progetto sulla libertà e l’invenzione comprendendo la pittura come fondazione di mondi, immensi e possibili.
Dall’ottobre del 2017 con Luigi Presicce inventa la Scuola di Santa Rosa, libera scuola del disegno, a Firenze. Le più recenti mostre personali, tra le molte in gallerie e spazi istituzionali, sono: “Pasavento” Fenysua, Firenze, “In hora mortis”, Tenuta dello Scompiglio, Vorno, “The Battle” Fondazione Rossini, Briosco MB (2018),“Due volte”, galleria Giovanni Bonelli, Milano, “Inesistenze”, alla galleria Z2o Zanin, Roma (2015), “Una nuova mostra di pittura”, in più sedi storiche a Scicli (2014), “Esercizi di Equilibrio, alla GAM Galleria d’Arte Moderna, Palermo (2013). Tra le molte mostre collettive in Italia e all’estero si ricordano “Walking on the Planet”, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2015), “PPS- Paesaggio e Popolo della Sicilia”, Palazzo Riso a Palermo e Frigoriferi Milanesi a Milano (2011), “Visions in New York City”, Macy Art Gallery, New York (2010), oltre alla partecipazione a progetti speciali realizzati da collettivi di artisti e curatori, tra gli altri Racconto di Venti, Milano (2015), The Wall (archives), Milano (2015), Nuvole, Scicli (2014), Madeinfilandia, Pieve a Presciano, Arezzo (2013), La festa dei vivi (che riflettono sulla morte), Porto San Cesario, Lecce (2013).
Marco Neri diplomato all’Istituto d’Arte di Forlì e all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1992, inizia ad esporre alla fine degli anni ’80. Fin dagli esordi l’atteggiamento dell’artista è marcatamente improntato al recupero della pittura.
Nel 1987 debutta tra i giovani artisti italiani di “Indagine ’87” a Palazzo Re Enzo, Bologna. Partecipa successivamente a numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra le quali “Intercity Uno” alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (1990), “Cambio di guardia” allo Studio d’Arte Cannaviello di Milano (1995), “Martiri e Santi” alla Galleria L’Attico di Roma (1996) e “Pittura” al Castello di Rivara di Torino (1997). Seguono “Figuration” al Rupertinum Museum di Salisburgo e al Museion di Bolzano (1999/2000), “Futurama” al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2000) e “Premio Michetti-Differenti prospettive in Pittura” al Museo Michetti di Francavilla (2000).
Nel 2001 tiene una personale (con A. Salvino) allo Spazio Aperto della Galleria d’Arte Moderna di Bologna e nello stesso anno, su invito di Harald Szeemann, partecipa alla 49° Edizione della Biennale di Venezia “Platea dell’Umanità”.
Dal 2001 unisce all’attività artistica quella di Docente, prima di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, poi di Cromatologia e di Tecniche e Tecnologie della Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia e nuovamente di Pittura al Biennio Specialistico dell’Accademia di Belle Arti di Lecce.
Tra le principali mostre personali: “Rinverdire il classico” e “Sostenere lo sguardo” alla Galleria Fabjbasaglia di Rimini (nel 1995 e 1998); “Skyline” alla Galleria Haus-Schneider di Karlsruhe (1998); “Windows 99” alla Galleria dell’Immagine dei Musei Comunali di Rimini e alla Galleria Hubner di Francoforte (1999); “Come into my room” alla Galleria Hilger/Artlab di Vienna (2000); “Io spazio” alla Galleria Alberto Peola di Torino (2002); “Malerei” al DiozesanMuseum di Monaco di Baviera (2002); “Nessun Dogma” alla Galleria Emilio Mazzoli di Modena (2004); “Mars Black”
alla Lucas Schoormans Gallery di New York (2006); “Omissis” al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2006); “Underworld” alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli (2010); “Giardini” alla Galleria Pack di Milano (2011); “Passante incrociato” al Centro Arti Visive della Fondazione Pescheria di Pesaro (2012); “Marcobaleno” alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli (2014); “I giardini di marco” al MuseoLaboratorio di Città Sant’Angelo (2015); “#studiolacittà” (con L. Pancrazzi) a Studio la Città di Verona (2016). Vive e lavora a Lecce.
Nicola Samorì è nato nel 1977 a Forlì e si è diplomato nel 2004 all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Pittore e scultore, nel suo percorso si evidenzia il tentativo di mettere in pericolo forme derivate dalla storia della cultura occidentale: in esse l’apertura del corpo rappresentato e della superficie pittorica si mostrano senza soluzione di continuità e si ha l’impressione che la nascita di una nuova opera comporti sempre il sacrificio di una antica.
A partire dal 2010 si affacciano nei suoi lavori le prime scorticature del pigmento, processo evidente in tre mostre del 2011: Baroque, LARMgalleri, Copenhagen, Scoriada, Studio Raffaelli, Trento e Imaginifragus, Christian Ehrentraut Gallery, Berlino. L’anno successivo si tiene la sua prima personale in una sede museale: Fegefeuer, Kunsthalle, Tubinga.
Con la mostra Die Verwindung, allestita presso Galleria Emilio Mazzoli di Modena nel gennaio 2013, “l’artista ha finito per castigare ciò che aveva composto, giungendo così all’inevitabile e irrinunciabile assassinio della pittura” (Alberto Zanchetta).
Nel 2014 si sono succedute mostre personali e collettive allo Schauwerk di Sindelfingen, al MAC di Lissone, alla Kunsthalle di Kiel e negli interrati palladiani di Palazzo Chiericati a Vicenza.
L’anno successivo è selezionato per partecipare alla 56.ma Biennale di Venezia, e inserito nel progetto espositivo Codice Italia curato da Vincenzo Trione. Sempre nel 2015 partecipa a Gare du Nord presso il Teatro Anatomico di Amsterdam, Gare du Sud nel Teatro Anatomico dell’Archiginnasio di Bologna e il TRAFO Centre for Contemporary Art di Szczecin gli dedica una vasta monografica dal titolo Religo.
Sono del 2016 i progetti personali alla Galleria Monitor di Roma e il primo solo show presso la sede di Lipsia della Galerie EIGEN+ART, a cui segue la partecipazione alla 16a Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma e a Gare de l’Est, Teatro Anatomico di Padova.
Nel 2017 partecipa alla collettiva Art in Art presso il MOCAK di Kraków e hanno luogo due monografiche al Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro e alla Neue Galerie di Gladbeck.
Fra il 2017 e il 2018 prende parte alla mostra The New Frontiers of Painting presso la Fondazione Stelline di Milano, dove ritorna nella primavera del 2019 in occasione della mostra The Last Supper after Leonardo.
Nel 2018 gli esperimenti con la tecnica dell’affresco condotti nei due anni precedenti confluiscono nella mostra Malafonte alla Galerie EIGEN+ART di Berlino.
A fine 2019 tiene la personale Cannibal Trail, presso il Yu-Hsiu Museum of Art, Cantou (Nantou,Taiwan), la prima in Asia; a inizio 2020 allestisce a Napoli, presso la Fondazione Made in Cloister e il Museo Archeologico, il progetto Black Square e in settembre con la mostra personale In abisso torna nella sede berlinese della Galerie EIGEN+ART. In novembre apre una personale al Museo Mart di Rovereto dedicata alla figura di Santa Lucia, una delle immagini-guida degli ultimi anni del suo lavoro.